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LIFE STYLE.. L'APERITIVO ITALIANO


giubbe_rosse_firenze



[ L'APERITIVO ITALIANO,
quel quotidiano momento di relax, ed è quasi una vacanza]

Da Torino a Firenze passando per Milano, per un breve itinerario nel gusto dell'Aperitivo Italiano
•••

 


Quando qualcuno inventò
l’aperitivo e un altro
//
disegnandone
il contenitore e suggerendo
gli abbinamenti
//
inventò uno
stile

 

   


  LO STILE ITALIANO IN BICCHIERE  

   

C'è l'Italia, il suo stile, la sua ricerca del dettaglio, l'Italia dal gusto Liberty e l'Italia delle avanguardie con il suo andar fuori dalle righe. Si c'è tutto questo in quel quotidiano momento di relax conosciuto nel mondo come Aperitivo Italiano, ma quello vero.
Quello, per dirla alla futurista, per iniziare.



All'inizio fu il Vermouth ::: Nella Torino di fine Settecento Antonio Benedetto Carpano, nella sua piccola bottega di liquori, miscelava vino bianco con erbe e spezie per dar vita ad una bevanda capace di stimolare l'appetito.
Nasceva il primo Vermuth e nasceva l'Aperitivo Italiano. Dopo Carpano, subito ribattezzato Punt e Mes, nasceva il Vermuth Anselmo, Cocchi, Martini&Rossi, Gancia, etc.
Nell'ottocento arrivarono il martini, il martini dry, il bitter campari e, in quel '900, il campari soda, ovvero, "l'aperitivo dell’arte veloce futurista”.
L'aperitivo diventava "Rito" entrando nei Caffè e diventando un luogo di progettualità dove liquori e spiriti italiani si sorseggiano in ambienti soffusi, accoglienti e curati per sostanziare le chiacchiere di arte, filosofia, letteratura.

DUE SOSTE NELLA TORINO DEL VERMOUTH

Nella storica Piazza Castello, la grande piazza nel cuore di Torino, proprio dove Carpano fondò la sua "Fabbrica di Liquori e Vermut ", si affaccia il Caffè Mulassano, la Buvette più artistica d'Italia, come recita una sua insegna dell'epoca. Un piccolo caffè per anni ritrovo abituale di scrittori, politici e artisti nella Torino di inizio '900. I suoi tavoli hanno ospitato le chiacchiere e i pensieri Luigi Spazzapan, Gigi Chessa, Giacomo Grosso e Mario Soldati che qui ambientò alcune scene del suo Piccolo Mondo Antico. Tra drappi, equilibrati giochi di specchi e raffinate boiserie qui è possibile degustare uno dei primi Vermuth prodotti a Torino, il Vermouth Mulassano, nato dall'incontro di Amilcare Mulassano, proprietario del Caffè, e il Cavaliere Pietro Bordiga. Ad accompagnare l'aromatico vino non si possono non gustare i piccoli - e storici - tramezzini al tartufo o all'aragosta. Storici perchè è qui, che nasce nel 1926, dalle mani della signora Angela, il tramezzino italiano.
Dalla Piazza su cui si affaccia il Mulassano, si dirama una delle strade più grandi e antiche di Torino, via Garibaldi, dove sul finire del '700 nasce un'altra grande storia fatta di vini, spezie ed erbe. È la storia di due fratelli, Giovanni Giacomo e Carlo Stefano, che dopo aver ricevuto il titolo di Maestri Aquavitai, nel 1757, iniziano un grande viaggio nel mondo del gusto a partire dalla piccola bottega, L'arte del confetto, in via Dora Grossa, l'attuale via Garibaldi. È la storia dei Fratelli Cinzano, una delle più importanti storie della cultura italiana del buon bere che quest'anno compie 260 anni. E a questa storia è dedicata la mostra "Cinzano: da Torino al Mondo. Viaggio alla scoperta di un'icona italiana", in scena nelle sale del Museo Nazionale del Risorgimento fino a gennaio 2018. Tre secoli di storia italiana raccontati da oggetti, fotografie, bicchieri, bottiglie d'epoca ma soprattutto dai primi manifesti pubblicitari e dalle più famose illustrazioni firmati da Hohenstein, Cappiello, Edec, Savignac.

MILANO E L'ARTE DELL'APERITIVO VELOCE
Era il 1860 quando Gaspare Campari sperimentò, a Novara, la ricetta di quella bevanda dall'inconfondibile gusto amaro, perfezionata negli anni successivi, e giunta a noi invariata e segreta. Nasceva il Bitter Campari. Poco dopo la famiglia Campari si trasferì a Milano aprendo, nella prestigiosa Galleria Vittorio Emanuele II, il Caffé Campari. Successivamente, nel 1915 viene aperto il Camparino, lo storico caffè preferito da Verdi, Toscanini e Marinetti, ancora oggi simbolo della tradizione dell'Aperitivo Italiano.
Ed è sempre da Campari che nasce il primo aperitivo "pronto" in bottiglia, il primo "ready-to-drink", ovvero il Campari Soda, una miscela di campari e soda, contenuta nella celebre bottiglia monodose a forma di cono disegnata da Fortunato Depero nel 1932. E da subito il campari soda diventa l'Aperitivo dell'Arte Veloce Futurista.
Inizia un lungo rapporto tra l'icona dell'Aperitivo Milanese e i Futuristi, in primis Depero, che portano la Campari a rivoluzionare il suo modo di comunicarsi.
E se ancora oggi una sosta al Camparino vi porterà indietro nel gusto dell'aperitivo come una volta, la visita alla Galleria Campari, nella storica palazzina liberty a Sesto San Giovanni, vi guiderà nell'affascinante percorso dell'incontro tra Arte e Pubblicità. In mostra le illustrazioni firmate, tra gli altri, da Romoli, Nos, Duse, George Guillermaz, Alessandro Pomi, Alberto Bianchi, Daniele Fontana e Gino Boccasile.

UN PO' DI BITTER , UN PO' DI VERMOUTH E UN GOCCIO DI GIN, ED È NEGRONI, LA LEGGENDA DELLA MISCELAZIONE MADE IN ITALY
Siamo a Firenze, tra i luoghi del Bello per un aperitivo fra nobili palazzi ed eleganti piazze.
Nella storica via De' Tornabuoni al numero 83, nei primi del '900, nella drogheria Casoni poi Caffé Giacosa, il Conte Camillo Negroni chiese al barman Scarselli di aggiungere alla miscela di Bitter, Vermouth e soda, nota come Americano, un po' di Gin e di eliminare la soda. Nasceva così una delle icone della miscelazione italiana, il Negroni.
Oggi quel Caffé non è più aperto al pubblico ma per gustare un Negroni Doc, nelle storiche sale in stile Belle Époque del Gilli, vi aspetta Luca Picchi che all'arte del Negroni ha dedicato il libro Negroni Cocktail, un salto nel passato fiorentino per raccontare una storia dal sapore squisitamente italiano

Il Gilli, uno dei più antichi Caffè di Firenze, è in Piazza della Rebubblica dove si affacciano altri due dei più celebri Caffé storici Italiani, il Caffè Paszkowski e Le Giubbe Rosse.
Molte le battaglie e i dibattiti politici che, nel corso del XX secolo, hanno animato la vita del Caffé Paszkowski. Frequentato da intellettuali e scrittori quali Prezzolini, Soffici, Papini e D’Annunzio, Montale, Saba e Pratolini, nel 1991 è dichiarato Monumento Nazionale.
Le Giubbe Rosse era il luogo più amato e frequentato dai Futuristi e ancora oggi è il simbolo di quelle "chiacchiere da caffè" che hanno dato origine a riviste storiche come “Lacerba” e “L’Italia Futurista”.
Quadri, libri, fogli di giornale stanno ancora lì, sulle sue pareti sui suoi tavoli, a raccontare lo spirito dell'epoca

 

 

   
       
 

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